Caratteristiche degli strumenti finanziari ibridi

Il diritto societario ha di recente subito una riforma che punta ad incrementare la ricerca di strumenti alternativi al sistema bancario per finanziare le imprese. In tale riforma vengono stabiliti degli strumenti finanziari a contenuto parzialmente predeterminato, accanto a quelli partecipativi. La finalità è quella di ampliare la base di finanziatori non bancari delle imprese.

Un primo strumento viene descritto dall’art. 2411, comma 3, c.c., che estende la disciplina delle obbligazioni “agli strumenti finanziari, comunque denominati, che condizionano i tempi e l’entità del rimborso del capitale all’andamento economico della società”. Il riferimento è, in questo caso, a strumenti di tipo para-obbligazionario e non di tipo corporativo, intendendo che l’investitore veste la figura di obbligazionista, ma non di socio.

Una seconda entità speciale è delineata nell’art. 2447-ter, comma 1, lett. e definita di “partecipazione all’affare”.

Questi strumenti dalla natura differente dalle obbligazioni non sembra assicurino i medesimi diritti riconosciuti ai soci, ma esclusivamente potere di controllo, per cui al titolare non sarebbe concesso di partecipare alla gestione dell’affare. Allo stesso modo l’assemblea ad essi riferita si presenterebbe più affine a quella degli obbligazionisti. Gli strumenti para-obbligazionari possono essere classificati come una sottospecie di obbligazioni, di fatto distinti dagli strumenti finanziari partecipativi “generali”, e presentano una disciplina dedicata in particolare a tre questioni, quali il limite quantitativo all’emissione, le modalità di emissione, la disciplina delle assemblee speciali. L’aspetto cruciale in queste disposizioni si identifica nella limitazione dell’emissione, in quanto, nonostante la natura ibrida dello strumento para-obbligazionario, non sussiste alcun motivo poiché questo non venga sottoposto in ugual misura alla norma che ne limita le emissioni.

Il Codice Civile prevede infatti che la disciplina riservata alle obbligazioni sia applicabile a tutti quegli strumenti para-obbligazionari, purché non presentino diritti corporativi: questo tipo di strumento riconoscerebbe infatti dei diritti minori a livello corporativo, altrimenti si vedrebbe incluso nell’ambito della disciplina degli strumenti partecipativi, anziché quella relativa alle obbligazioni. In questo ultimo caso si otterrebbero delle obbligazioni che acquisiscono diritti che tradizionalmente appartengono ai soci, come per esempio il diritto di voto. Per quanto riguarda gli strumenti partecipativi, in ogni caso, l’ibridazione parrebbe minore, in quanto il possessore avrebbe esclusivamente poteri di controllo e non di partecipazione alla “gestione”. Da notare che perfino in questo caso si potrebbe applicare una ulteriore ibridazione, laddove verrebbe applicata la disciplina degli strumenti partecipativi: nel caso in cui vi siano diritti corporativi non relegati al controllo sulla gestione, vi sarebbe anche il diritto per l’investitore di partecipare ai risultati di uno dei settori di attività. Una modifica ulteriore che rischia di complicare la gestione invece di semplificarla.

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